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Il simbolo della FDEI




       Attorno alla croce, nei quatto angoli, vi sono figure di donne,
in uguale atteggiamento.
Le loro braccia si protendono le une verso le altre
con l’ intento di unire le mani nella ricerca e nel desiderio di un lavoro comune.
Le figure sembrano muoversi con l’ armonia che proviene
dall’amore di Dio e dalla gioiosa consapevolezza di poterlo annunziare.
Questo insieme dà
l’ idea di un fiore il cui profumo,
come è scritto nella Bibbia, sale al cielo
quando viene dato alle preghiere di coloro che confidano nel Signore. 
    Il simbolo vuole rappresentare tutte le donne dei vari paesi del mondo
unite nel pregare il loro unico Dio.
Infine, la croce non è chiusa alle sue estremità,
ma aperta, aperta a tutto il mondo. 
    Il simbolo è stato ideato da Tea Tonarelli,
già membro del Comitato Nazionale della Fdei.

SOCIETA'
UNA PROPOSTA DELLA FEDERAZIONE DELLE DONNE EVANGELICHE IN ITALIA
8 marzo 2012
 L'Italia non è un paese per donne” è la conclusione a cui è arrivata recentemente la Commissione CEDAW delle Nazioni Unite che monitora la condizione delle donne nei vari paesi del mondo. L'Italia, sta scritto nel documento CEDAW, per quanto riguarda le condizioni complessive di vita delle donne, occupa il penultimo posto in Europa.

Partendo da questo dato, la Fdei, in occasione dell'8 marzo, ha deciso di proporre alle donne delle chiese evangeliche e alle chiese tutte un breve testo di riflessione scritto da alcune giovani donne di Roma, che si interrogano su alcuni punti critici della loro condizione di vita.

In un periodo in cui si riflette sulla condizione di grossa precarietà ed incertezza dei giovani e delle giovani, la Fdei ha ritenuto che questo testo possa costituire un utile punto di partenza per riflettere su quali siano ancora oggi alcuni ambiti critici del nostro stare al mondo da donne.


Vorresti, dopo una giornata di lavoro, stress e malumore tornare a piedi verso casa o rimanere in strada e rilassarti un po'?
 E invece no perché ci sono occhi molesti che ti seguono fino a stressarti ancora di più!

Ti dicono che rimanere a casa e non uscire la sera è la cosa per te più sicura?  
E invece no, perché l'80% delle violenze avvengono in famiglia.


Vorresti un consultorio nella tua zona dove non sentirti criminalizzata e colpevole, gestito magari da un'assemblea di donne?
 E invece no, perché i consultori li stanno chiudendo uno dopo
 l'altro.


Vorresti un lavoro pagato degnamente che ti lasci tempo per le tue passioni e  per te stessa?
 E invece no, perché certezza di un lavoro, di uno stipendio e di una pensione sono cose d'altri tempi.

Vorresti uno spazio e un tempo in cui esprimere te stessa, la tua creatività, le tue idee, magari anche la tua rabbia?
Ecco scendiamo in piazza ed affermiamolo!


In occasione dell'8 marzo, la FDEI invita tutte le donne evangeliche in Italia a proporre nelle loro comunità una riflessione sulla condizione delle donne a partire da queste domande unendole ad una riflessione sulla relazione che Gesù ha instaurato con le donne che ha incontrato; una relazione piena di rispetto, dialogo e considerazione. Pensiamo, solo per citarne alcune, a Marta e Maria, a Maria di Betania, alla Samaritana, alla donna sirofenicia; donne che hanno instaurato un dialogo, anche serrato, con Gesù e sono diventate le testimoni di un messaggio di liberazione valido ancora oggi per tutte e tutti.

 

Cari saluti a tutte e tutti

per la FDEI, Gianna Urizio

 


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SOCIETA'
Tre donne, un libro
13 gennaio 2012
 

«Nei Paesi islamici le donne sono obbligate a portare il velo, e ne sono scontente.

In Europa sono obbligate a non portare il velo, e sono scontente.

Perché non lasciamo le donne libere di fare ciò che vogliono?» (Shirin Ebadì)

di Marisa Paolucci

Tre donne, una sfida.

Teheran, Kabul, Khartoum:

la rivoluzione rosa di Shirin, Malalai e Fatima

Prefazione di Silvia Costa (europarlamentare e cofondatrice di Telefono Azzurro)

Dopo il successo dell’anteprima nazionale con il tour di Shirin Ebadì (Premio Nobel per la pace), in occasione della Giornata Mondiale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne del 25 novembre, approda in libreria a gennaio Tre donne, una sfida. Teheran, Kabul, Khartoum: la rivoluzione rosa di Shirin, Malalai e Fatima, un libro di Marisa Paolucci, con prefazione di Silvia Costa e patrocinato da Telefono Rosa.

Il libro racconta l’incontro con tre donne dell’islam, profondamente credenti, di generazioni e paesi diversi, ma unite inconsapevolmente da un sottile filo di consapevolezza e tenacia nella ricerca della loro dignità e dei loro diritti di donna. Sono Shirin Ebadì, Malalai Joya e Fatima Ibrahim.

Tre voci fuori dal coro che lottano contro le istituzioni che sanciscono un inferiorità femminile e con le loro scelte di vita rompono le catene di antichi stereotipi e pregiudizi consolidati, indicando - nel variegato mosaico dell'islam - la via possibile di un'interpretazione libera dall'oppressione e dal maschilismo.

Per ciascuna di loro i confini tra la storia personale e pubblica si intrecciano:

Fatima Ibrahim è la prima donna africana eletta in un Parlamento nazionale, quello sudanese; dall'alto dei suoi 78 anni e attraverso la "cornice marmorea" del suo velo condivide una vita vissuta nella libertà, al prezzo altissimo di tanti anni di prigione e dell'esecuzione capitale di suo marito, compagno di lotte e di sogni.

Malalai Joya, un concentrato di entusiasmo e dedizione nutrito dalla sua giovane età, combatte nel Parlamento afgano contro i talebani e i signori della guerra che hanno conquistato lo scranno con la corruzione e i ricatti; ha già rischiato più volte la vita e il burqa per lei è "un'arma" di difesa, per non essere riconosciuta e salvaguardare la propria sicurezza.

Infine Shirin Ebadì, iraniana, premio Nobel per la pace, guerriera indomita per la democrazia e i diritti umani, attraversa tutta la storia recente del suo paese fino a trovarsene fuori, costretta all'esilio da un regime teocratico e fondamentalista. Oggi vive ed opera a Londra.

Marisa Paolucci vive a Roma. È giornalista, autrice di reportage dall’Africa ed esperta di fumetto e satira politica del continente africano su cui ha ideato e allestito mostre. Ha curato Africartoon (Nuova iniziativa editoriale, 2003) e Mafia Cartoon (Ega, 2006). Da anni è impegnata sul tema della condizione femminile e collabora con il Telefono Rosa.

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permalink | inviato da FDEI il 13/1/2012 alle 19:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
25 NOVEMBRE - UNA GIORNATA NON DI RITO MA DI RINNOVATO IMPEGNO
24 novembre 2011

     
La Fdei, in occasione della giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, indetta dall'ONU nel 1999, invita tutte le donne evangeliche a farsi portavoce nelle loro chiese e nella società di un rinnovato impegno per combattere questa violenza.

    Purtroppo, in tutto il mondo, le donne continuano ad essere oggetto di violenza, soprattutto in famiglia, ma anche nella società, soffrendo discriminazioni di ogni sorta e difficoltà di accesso all'istruzione, che le colloca ai livelli più bassi della scala sociale. Anche in Italia, il fenomeno della violenza sulle donne è ben lontano dallessere superato, anzi, come apprendiamo purtroppo dalle cronache quotidiane, è aumentato sommandosi alla violenza omofobica contro la libertà di scelta sessuale.

    Per questo vogliamo proseguire l'impegno che la Federazione porta avanti da più di 10 anni, insieme con altre donne e realtà, per combattere la violenza contro le donne, partecipando e promuovendo iniziative ed incontri, diffondendo dati del fenomeno a cui uniamo una proposta di riflessione evangelica.

    Tante volte abbiamo osservato e denunciato che il problema della violenza attraversa tutti gli strati sociali e si annida essenzialmente nella cultura patriarcale che caratterizza le nostre società, ma è anche radicata in una concezione violenta delle relazioni umane e della soluzione dei conflitti, che la crisi che stiamo vivendo contribuisce a rafforzare.

    In proposito, la Federazione ha raccolto con attenzione le recenti denunce sulla condizione dei bambini in Italia sia dell'UNICEF che di Save the Children. I dati dell'UNICEF sulla povertà dei bambini in Italia ci colloca al terzo posto nella graduatoria dei paesi OCSE dopo Stati Uniti e Grecia, per il divario esistente tra bambini poveri e ricchi. Save the children, nel suo dossier di questi giorni sull'Italia, denuncia che su 10.229.000 minori (il 16,9% del totale della popolazione) 1.876.000 vivono in povertà; tra questi, il  18,6%  in condizione  di deprivazione materiale quasi totale.

    Questi dati dovrebbero far riflettere tutti, donne e uomini, non solo sul futuro di questi bambini, ma anche sul fatto che l'aumento, in Italia, del divario tra bambini ricchi e poveri vuol dire aumento del divario di povertà tra le famiglie italiane e condizioni di maggior difficoltà per le donne. Riteniamo infatti che una società più giusta, con meno sperequazioni sociali, sia la condizione essenziale di partenza per affrontare anche il problema della violenza sulle donne e per dare loro dignità sociale e possibilità di contribuire al benessere di tutte e tutti. Anche dei bambini e delle bambine.


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permalink | inviato da FDEI il 24/11/2011 alle 18:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
COMUNICATO FDEI SULL'ASSEGNAZIONE DEL PREMIO NOBEL PER LA PACE A TRE DONNE AFRICANE
14 ottobre 2011

 

Il Comitato nazionale della Federazione delle donne evangeliche in Italia, riunito l'8 ottobre scorso, con entusiasmo si è rallegrato dell'assegnazione del Nobel per la Pace 2011 a tre donne africane che hanno contribuito a rendere migliore il nostro mondo attraversato da guerre, ingiustizie, fame e conflitti che non trovano spazio sui grandi media ma che tuttavia causano migliaia di vittime.

La più anziana, Ellen Johnson Sirleaf, di 72 anni, dal 2005 è la prima presidente eletta democraticamente in Africa. Con la sua azione ha assicurato la pace in Liberia e sta lavorando per la ricostruzione del suo paese, devastato da una guerra civile durata 14 anni che è costata la vita a 250.000 persone. Lavvocata Leymah Gbowee di 39 anni, ha organizzato sempre in Liberia un gruppo di donne cristiane e musulmane per contrastare lo strapotere dei signori della guerra. In tal modo ha contribuito a porre fine alla lunga guerra e a far acquisire alla donne del suo paese il diritto di partecipare alle elezioni, diventando così determinanti per lelezione della presidente Sirleaf. Infine Tawakkul Karman, di soli 32 anni, è a capo del gruppo Women Journalists without Chains (Donne giornaliste senza catene) che difende i diritti umani dei e delle giornaliste nello Yemen. Anche con il contributo, suo personale e di questa associazione di donne giornaliste, il dittatore yemenita Ali Abdullah Saleh a gennaio è stato costretto a lasciare il potere.

Con questo Nobel per la pace viene riconosciuto quanto oggi le donne in Africa siano protagoniste e trainanti non solo nelleconomia familiare, ma anche nelle attività politiche e sociali che permettono ogni giorno il riprodursi del miracolo della sopravvivenza. Pur continuando ad essere molto spesso esposte alla violenza di chi vede contrastato il proprio potere, queste donne sono protagoniste nella microfinanza, svolgono un ruolo sempre più importante nella difesa della salute, nella difesa e promozione della pace, nellagricoltura, nel commercio, nella formazione.

Come donne evangeliche, oltre che rallegrarci, auspichiamo che le donne in Italia e in tutto il mondo continuino a lottare per i diritti delle donne e per una loro migliore qualità della vita civile, politica e sociale, continuando così a costruire ponti di collaborazione a prescindere dai paesi, dalletà, dalla cultura, dalla posizione sociale.


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permalink | inviato da FDEI il 14/10/2011 alle 18:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Nuovo dizionario
29 luglio 2011
  Dizionario di teologie femministe

- Un contributo femminista al dialogo tra diverse religioni, gruppi etnici e culturali.

- Un prezioso volume di consultazione e studio rivolto a un ampio pubblico di lettori e lettrici, religiosi, laici e non solo. I n c e n t r a t o s u l cristianesimo, questo volume è nondimeno un vero e proprio dizionario di teologie femministe nonché un contributo e s s e n z i a l e  a l l a comprensione delle teologie contemporanee in cui trovano spazio, in un approccio pluralistico, molte altre fedi e visioni del mondo.
Ogni voce del dizionario presenta una definizione del termine, lo sviluppo nella tradizione e l'ampliamento di senso secondo una prospettiva femminista
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Il Dizionario di teologie femministe è una risorsa intellettuale di valore inestimabile per chiunque si interessi alle tematiche religiose e teologiche. È un’importante fonte di conoscenze sia per chi studia sia per chi insegna.


Dizionario di teologie femministe, a cura di Letty M. Russell e J. Shannon Clarkson edizione italiana a cura di Gabriella Lettini e Gianluigi Gugliermetto, Claudiana, Torino, 2010




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